Malattie infiammatorie croniche intestinali – Dott. Alessandro Sartini

Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (IBD – InflammatoryBowelDiseases) – Dott. Gastroenterologo Alessandro Sartini

 Quali sono le più frequenti?

Parliamo essenzialmente di Malattia di Crohn e di Rettocolite Ulcerosa, che rappresentano due forme di infiammazione incontrollata del tratto gastrointestinale, ad andamento remittente/recidivante, con molte analogie, ma anche profonde differenze. La malattia di Crohn può coinvolgere tutto il tratto digerente, dalla bocca all’ano, ma più comunemente si localizza a livello dell’ultima porzione dell’intestino tenue: l’ileo (ileite terminale di Crohn) ed è caratterizzata dallo sviluppo di un’infiammazione “a salti” che può coinvolgere anche il mesentere (il “foglietto” di rivestimento delle anse intestinali) e i linfonodi addominali in esso contenuti. La Rettocolite Ulcerosa, come definisce il nome, interessa invece costantemente il retto (l’ultimo tratto del tubo digerente) e porzioni più o meno estese del colon con andamento continuo. Si parla quindi di proctite quando è coinvolto solo il retto, di procto-sigmoidite se l’infiammazione si estende anche al sigma, di colite sinistra se coinvolge il colon sinistro e di pancolite (colite totale) per le forme che coinvolgono tutti i tratti colici fino al cieco. A differenza dalla Malattia di Crohn, la colite ulcerosa si caratterizza per lo sviluppo di ampie ulcerazioni che interessano esclusivamente la mucosa colica, lo strato più interno dell’intestino.

 Chi colpiscono maggiormente?

L’incidenza di queste malattie è in costante incremento negli ultimi anni, in particolare nei paesi Occidentali. L’incidenza della Malattia di Crohn si aggira intorno ai 5-7 nuovi casi/100.000 abitanti/per anno; quella della colite ulcerosa è leggermente superiore e stimata intorno 7-10 nuovi casi/100.000 abitanti/anno. Questo significa che in una città come Bologna si registrano circa 20-30 nuovi casi/anno di M. di Crohn e almeno 40-50 nuovi casi/anno di colite ulcerosa. In Italia le persone affette sono attualmente circa 200.000. Caratteristicamente, la fascia di età d’esordio della M. di Crohn è compresa tra i 15 e i 35 anni e per la colite ulcerosa tra i 20 e i 40 anni; per entrambe le forme vi è poi un ulteriore “picco” diagnostico intorno ai 60 anni di età. La causa delle Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino risiede nell’attivazione aberrante del sistema immunitario intestinale nei confronti di uno stimolo “innocuo” in soggetti geneticamente predisposti. In tale condizione l’esposizione a uno o più fattori che fungono da “innesco” (es: fumo di sigaretta per la m. di Crohn, utilizzo ripetuto di antibiotici, alcune infezioni intestinali) determina lo sviluppo di un’infiammazione incontrollata della mucosa intestinale.

 Come si riconoscono e quali sono i sintomi?

I sintomi rappresentano l’effetto dell’infiammazione a carico dell’intestino e del distretto interessato. Classicamente, la malattia di Crohn dell’intestino tenue esordisce in un soggetto giovane, che presenta dolore addominale e diarrea cronica anche notturna, con tracce di muco, incostante presenza di sangue e una serie di segni e sintomi dovuti al meccanismo di malassorbimento che si viene ad instaurare (calo di peso, inappetenza, deficit di crescita negli adolescenti, anemia microcitica da carenza di ferro e vitamine). La colite ulcerosa è invece caratterizzata da diarrea muco-sanguinolenta, dolore addominale al basso ventre e nei quadranti addominali di sinistra, con urgenza evacuativa e tenesmo (sensazione continua di evacuazione incompleta). Il primo livello diagnostico è rappresentato dagli esami del sangue, che possono mettere in luce, come già indicato, i segni dell’infiammazione cronica, come l’aumento dei leucociti, l’elevazione della proteina C reattiva, la riduzione dei valori dell’emoglobina, del ferro, e del volume globulare medio. Molto utile un marcatore fecale relativamente “recente” come la calprotectina fecale, una proteina liberata in maniera elettiva dai granulociti neutrofili, che sono presenti in grande quantità nella mucosa intestinale dei soggetti affetti da IBD. La diagnosi di malattia infiammatoria intestinale richiede tuttavia l’esecuzione di una colonscopia completa conileoscopia e biopsie diffuse, al fine di effettuare un esame microscopico della mucosa. Spesso, per studiare l’intestino tenue, si ricorre ad uno studio di Risonanza Magnetica Intestinale (EnteroRM), che fornisce precise indicazioni sulla severità dell’infiammazione di parete intestinale e sull’estensione.

 

 Come si curano?

La terapia ha il fine ultimo di evitare le complicanze, in particolare lo sviluppo di stenosi (restringimenti dell’intestino che causano occlusione intestinale) tipici della malattia di Crohn, o lo sviluppo di polipi e del tumore del colon retto, per cui la colite ulcerosa rappresenta un fattore di rischio. L’ottenimento di una guarigione completa della mucosa intestinale in entrambe le forme correla con l’incremento della sopravvivenza senza necessità di chirurgia. La terapia medica delle IBD si basa sull’utilizzo di steroidi sistemici (metilprednisolone) o locali (budesonide) nella fase iniziale per indurre la remissione, della mesalazina (un derivato dell’acido aminosalicilico, che non viene assorbito ed esercita l’azione sulla mucosa intestinale) e, nelle forme refrattarie, di farmaci immuno-soppressori (come l’azatioprina) e immuno-modulatori. La terapia chirurgica della malattia di Crohn è riservata attualmente alle forme gravi, complicate e/o refrattarie alla terapia medica e consiste in resezioni più o meno estese del/dei tratti interessati con successiva ricostruzione (anastomosi) della continuità intestinale. Purtroppo fino al 60% delle forme sottoposte a resezione/anastomosi tende a recidivare nei primi 6-12 mesi dopo l’intervento chirurgico. Per quanto riguarda la colite ulcerosa, la chirurgia rappresenta una soluzione potenzialmente curativa e consiste nell’asportazione completa del colon e del retto, con successiva ricostruzione di un “neo-retto” (pouch) con l’intestino tenue a monte. Generalmente questo tipo di intervento viene programmato per le forme gravi/refrattarie alle terapie.

 Come si possono prevenire?

E’ necessario descrivere due scenari. Il primo in cui la malattia non si è ancora manifestata, mentre il secondo riguarda la prevenzione delle recidive di una malattia già nota. Per quanto riguarda il primo caso gran parte della patogenesi delle IBD dipende dalla predisposizione genetica a sviluppare risposte immunitarie aberranti a livello intestinale. Ogni giorno quando ci alimentiamo una miriade di prodotti “esterni”, non appartenenti al nostro organismo, vengono a contatto con la mucosa intestinale: in ogni momento, le cellule di rivestimento interagiscono con queste sostanze (antigeni), con i batteri della flora intestinale e ne “comunicano” le caratteristiche alle cellule del sistema immunitario che si trovano subito al di sotto della mucosa. Questo primo livello di guardia è in grado di capire gli antigeni e i batteri contro i quali non è necessario montare una risposta immunitaria e quelli invece che sono da combattere. Questo complesso sistema, definito tolleranza orale fisiologica, sembra alterato in maniera innata nei pazienti e ciò determina lo sviluppo di risposte immunitarie incontrollate, patologiche e continue. L’infiammazione che si viene a sviluppare sembra, tuttavia, essere “slatentizzata” da determinati stimoli ambientali (fumo di sigaretta, gli antibiotici, i farmaci anti-infiammatori non steroidei,le infezioni intestinali) o in particolari momenti della vita (ambienti troppo “igienici” nelle prime fasi della vita e lo stress). Per quanto riguarda invece la prevenzione delle recidive di una IBD già nota, le cose da evitare in maniere assoluta sono i farmaci anti-infiammatori non steroidei, le infezioni intestinali e il fumo di sigaretta. La dieta, spesso al centro delle domande del paziente, ha un ruolo relativo: nelle fasi di benessere non vi sono particolari alimenti “vietati”. La vera prevenzione consiste nella diagnosi quanto più possibile precoce, al fine di ottenere rapidamente la guarigione della mucosa ed evitare le complicanze a lungo termine.

Consigli per mantenere in salute l’intestino:

Rispondo a questa domanda sottolineando che la vecchia cara dieta mediterranea è ancora la migliore e la più equilibrata nel favorire l’omeostasi del nostro intestino. Negli ultimi tempi assistiamo, con mio grande rammarico, alla ricerca spasmodica di improbabili diete e pericolosi rimedi per disturbi intestinali. Una delle mode del momento è quella della dieta senza glutine, pur in assenza di malattia celiaca. Molte persone hanno infatti l’erronea convinzione che tale dieta contribuisca a mantenere sano l’intestino e a sentirsi maggiormente in forma: ebbene, niente di più sbagliato! Negli alimenti aglutinati, infatti, il frumento è sostituito dal mais, che ha un indice glicemico più elevato, contribuendo sul lungo periodo al possibile sviluppo di un’intolleranza glucidica, fino al vero e proprio diabete.

Piccolo invito a chi legge: quando avete un dubbio su come sia meglio alimentarsi o se avete il timore di aver sviluppato un disturbo gastro-intestinale, rivolgetevi al Vostro Medico di fiducia; evitate di ricorrere a improbabili test diagnostici trovati su internet e privi di ogni fondamento scientifico. La prima forma di prevenzione è affidarsi alla Scienza.